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10 ottobre 2008 torna indietro

  Lotta più decisa al lavoro non dichiarato



Il Parlamento europeo ha chiesto, giovedì 9 ottobre, di intensificare gli sforzi nella lotta contro il lavoro non dichiarato e l'economia sommersa, che - anche se a diversi livelli a seconda degli Stati membri - "reca pregiudizio all'economia, lascia i lavoratori sprovvisti di tutela, nuoce ai consumatori, riduce gli introiti fiscali e comporta una concorrenza sleale tra le imprese".

Adottando [479 voti a favore, 50 contro e 47 astensioni], la relazione ddell'On. Antonio Panzeri [PSE, italiano] su questo tema, il PE dichiara la sua "estrema preoccupazione" per quanto riguarda la dimensione del fenomeno del lavoro "in nero", "che rappresenta almeno una percentuale uguale o superiore a 20% del PIL in alcuni Stati membri".

I parlamentari chiedono che l'azione comunitaria nella lotta contro il lavoro non dichiarato sia "più operativa e più incisiva", in modo da garantire che l'ammodernamento del diritto del lavoro nell'Unione non rimanga un semplice enunciato teorico bensì si traduca in politiche efficaci e di qualità.

È richiesto alla Commissione di:

- presentare proposte volte a elaborare metodi generalmente accettati per valutare quantitativamente il lavoro non dichiarato [tabella di dati ripartiti per sesso e per settore];

- creare per gli Stati membri uno "strumento pilota" che si ispiri alle buone pratiche che esistono in alcuni Stati membri che mirano a limitare il lavoro non dichiarato rendendolo privo di interesse [semplificazione delle pratiche amministrative imposte al datore di lavoro, tasse attrattive per i datori di lavoro, esenzione fiscale].

Il PE raccomanda altresì un ruolo più importante dell'UE nella cooperazione e il coordinamento tra le ispezioni del lavoro grazie al rafforzamento delle risorse economiche e tecnologiche degli ispettorati. Infine, gli Stati membri che hanno applicato regimi transitori alla libera circolazione dei lavoratori nell'UE sono invitati ad aprire il loro mercato del lavoro ai lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri.


fonte: Agence Europe


 



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